Baarìa, l’ultimo film con cui il registra Giuseppe Tornatore ha dichiarato di voler finire la carriera, ha riscontrato un grande successo, perché è un film che racconta una storia che appartiene a tutti. Infatti la freccia che penetra nel cuore degli italiani è la fusione tra la storia di una famiglia di Bagheria, piccolo comune di Palermo, con quella italiana che va dagli anni 20 sino agli anni 80, una storia che rappresenta la vita dei nostri bisnonni, nonni e genitori. Ovviamente non si può pretendere il racconto della storia italiana nei minimi dettagli come la si conosce nei libri di scuola, ma paradossalmente si vivono le finezze di una delle più belle regioni italiane di cui a malincuore si conosce solo la pecora nera e si tralasciano invece la stravaganza della vùcciria, il fare ambiguo delle persone, l’arte di mastodontiche ville, cosa che in due ore di film lo spettatore impara a conoscere e a rendere proprie. La narrazione, dunque, deve essere necessariamente di stampo epico: essa esalta l’unicità di un’Italia che si trasforma velocemente di anno in anno: di come cambiano le idee politiche, le tecnologie, lo stile di vita delle persone. Anche la scelta di un’eccezionale colonna sonora come quella di Ennio Morricone giova alla liricità del racconto, enfatizzando il significato solenne che esso ha sulle spalle.
Il cast è composto da attori rigorosamente siciliani, in grado di immedesimarsi nei personaggio, senza ignorare i costumi di questa regione: le donne prime innamorate e successivamente succubi di un marito che pensa più ai suoi svaghi e alla politica che non alla famiglia, la figura della donna vista come colei che mette al mondo la vita, i padri che mandano i figli piccoli a lavorare per farli inquadrare nell’ottica lavorativa e le varie leggende siciliane, che con la loro unicità hanno fatto sognare molte generazioni.
Il finale fa comprendere come un tempo non c’era bisogno di tutto quello che si ha oggi: una semplice trottola faceva aprire il sorriso a un bambino che, dopo essersi fatto una corsa estenuante per guadagnare dieci lire, ha ancora voglia di giocare. Il bambino fa capire come un tempo si trascorrevano giornate semplici, alla “buona”, è l’anello che unisce la vita presente con la nostalgia della vita passata.

