Cento ragazzi nell’aula magna del liceo Copernico di Torino fino alle 23,30, venerdì 5 febbraio mentre fuori nevica. A discutere appassionatamente sul tema dell’immigrazione a partire dai fatti di Rosarno con un rappresentante di Libera, un’addetta stampa del PdL in Provincia, un’operatrice sociale di strada, un ragazzo afgano, una ragazza brasiliana e una dell’Ecuador. Ecco cosa di buono può produrre la scuola italiana, proprio nel momento in cui la stanno mettendo al tappeto.
All’inizio sarebbe dovuta essere una cena etnica, poi c’è stata Rosarno: noi studenti allora ci siamo resi conto che il discorso andava allargato e, raccogliendo voci diverse, informazione non preventivamente schierata, testimonianze di vita, abbiamo trasformato il problema teorico di un’immigrazione che fa paura, nell’occasione per confrontarci con ragazzi quasi della nostra età, che portano scritta sulla loro pelle l’odissea di un viaggio, le speranze di un futuro diverso, l’ostilità delle leggi e la solidarietà delle persone. Si vede che talvolta riusciamo anche a non essere bamboccioni e superficiali come veniamo per lo più presentati sui media.
